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Eugene Kaspersky ha risposto alle affermazioni circa la “morte degli antivirus” rilasciate dal suo maggiore rivale Symantec e crede che ci sia ancora vita nel settore.

L’amministratore delegato del Kaspersky Lab ha detto all’Inquirer che l’attuale standard di sicurezza è ancora “vivo e vegeto” e che le parole del vice presidente Symantec addetto alla sicurezza dell’informazione Brian Dye non sono nulla di nuovo sotto il sole.

“Ho sentito gli antivirus venire dichiarati morti e sepolti più di una volta nel corso degli anni, eppure sono ancora qui – vivi e vegeti. Sono pienamente d’accordo sul fatto che un approcio single layer basato sul riconoscimento della firma non sia neanche lontanamente abbastanza come livello di protezione – né per il singolo individuo, né per un’organizzazione, grande o piccola che sia; tuttavia, la situazione è questa da diversi anni ormai” ha dichiarato via email.

Ha inoltre aggiunto che una compagnia che si occupa di sicurezza cibernetica deve combattere le minacce usando una combinazione di diverse tecnologie, tra le quali l’euristica, il sandboxing, la protezione in cloud e molte altre. Tutte queste insieme costituiscono quello che Kaspersky definisce un “approcio di qualità superiore alla sicurezza IT”. Approcio che tuttavia funziona ancora meglio se affiancato da un “buon, provato metodo di detezione basato sulla firma”.

Le esternazioni di Kaspersky seguono quelle di Dye d’inizio settimana che indicano come Symantec non reputi più il mercato dell’antivirus come redditizio nel lungo termine e abbia deciso in futuro di puntare sul campo della cyber sicurezza.

Dye ha aggiunto che il software antivirus riesce a confinare solo il 45% circa delle minacce e che sebbene l’abbia dichiarato “morto”la compagnia deve ancora il 40% del proprio fatturato ai software e ai prodotti per i singoli dispositivi.

È la seconda volta nel giro di pochi giorni che Kaspersky fa una dichiarazione pubblica, dopo aver contemplato la possibilità di un imminente attacco cyberterroristico di larga scala e aver ammesso la propria “preoccupazione” di fronte a tale evento.